lunedì 25 luglio 2011

MacBook Air

Che design mozzafiato! Che leggero! Riesco a sollevarlo con una mano soltanto. Parlo del mio nuovissimo e scintillante MacBook Air. Si, hai capito bene: il fantastico portatile ultra sottile di Apple.

Il MacBook Air è un portatile davvero sottile e leggerissimo. Ha infatti uno spessore che va da 0,4 a 1,94 cm (nella parte più spessa) ed un peso di appena 1,36 kg. Le dimensioni ultra sottili del MacBook Air non ne hanno però sacrificato o reso difficile l’utilizzo: ha infatti una tastiera di dimensioni regolari, un trackpad multi-touch e uno schermo LED widescreen da 13,3″.

100% memoria flash!!!

Se possiedi un iPod, un iPhone o un iPad conosci già tutto il bello della memoria flash: affidabilità, velocità ed efficienza.

La memoria flash ti consente di accedere rapidamente ai dati e garantisce fino a 30 giorni di incredibile autonomia in standby. Per questo il MacBook Air si sveglia sempre in un lampo. Domani, tra una settimana o tra un mese.

C’è da dire però che le memorie a stato solido, a differenza di classici hard disk che contano su componenti elettroniche e meccaniche in movimento , possiedono soltanto la parte elettronica. Da fonti statistiche molto attendibili si può affermare che l’80% delle unità che ricorrono al recupero dati professionale presentano problematiche di tipo elettronico.

Si può quindi affermare che le memorie a stato solido sono più soggette alla perdita di dati.

Trackback: 0 - Scrivi Commento - Commenti: 0

Aggiornamento Firmware hd Seagate

Pochi giorni fa Macity aveva segnalato un avviso di Seagate, il produttore di dischi fissi americano, che metteva in allarme anche alcuni utenti Mac: esiste una percentuale (superiore alla media) di hard disk, della serie Barracuda risulta difettosa a causa di un bug individuato nel firmware.

Il bug, segnalato da tantissimi utenti in rete, determina il blocco dell’hard disk e, conseguentemente, l’impossibilità di accedere al suo contenuto. Il costruttore, eseguiti i test di dovere, ha ufficializzato la notizia tramite il sito Web dedicato al supporto clienti: i dischi interessati, sono i Barracuda 7200.11, DiamondMax 22 e Barracuda ES.2 SATA costruiti nel dicembre del 2008, presenti anche in alcuni computer Apple, in particolare Mac Pro e iMac.



L’aggiornamento del firmware, fornito da Seagate, è applicabile anche ai computer Apple, ma soltanto se si possiede un MacIntel: i computer con processori PowerPC, infatti, non si avviano con FreeDOS, il sistema operativo del firmware dell’hard disk.

Se il vostro disco fisso ricade nella serie incriminata (potete controllarlo dalla pagina dedicata del sito Web di Seagate), ecco le istruzioni per aggiornare il firmware:

1. scaricare il file ISO del firmware;
2. masterizzare il file ISO su un CD;
3. ricordate di controllare che mouse e tastiera siano collegati via USB;
4. riavviare il Mac da CD (in fase di avvio tenete premuto il tasto “alt”);
5. a questo punto sarà sufficiente seguire le indicazioni a video.

Ora dovreste essere al sicuro dal rischio di blocco dell’hard disk. Ricordate, comunque, che l’aggiornamento firmware è un’operazione delicata quindi, innanzitutto effettuate un backup prima di procedere e, soprattutto, se avete qualche dubbio, non esitate a contattare Seagate per chiarirlo.

I nuovi SAS Samsung


Secondo iSupply, un’azienda di ricerche che monitora il settore hi tech, il mercato mondiale delle memorie a stato solido triplicherà nei prossimi anni, passando dall’attuale 2,2 miliardi di dollari a 7,5 nel 2015. E che i dischi Ssd sostituiranno quelli ruotanti è una previsione assai ovvia, grazie anche al successo di apparecchi come i MacBook Air e all’avvento dei servizi cloud, che permettono di lavorare tranquillamente con computer dotati di memorie non enormi. Perché al momento uno degli ostacoli maggiori all’acquisto di un drive ssd è proprio il prezzo, ancora piuttosto elevato rispetto a quello dei dischi tradizionali. Per il resto, l’adozione di una memoria a stato solido al posto di un hard disk rotante porta solo vantaggi: la nuova tecnologia è più silenziosa, più sicura, produce meno calore, praticamente indistruttibile in condizioni d’uso normali, dal momento che non ha parti mobili.

Così un po’ tutti i grandi produttori di hard disk si sono lanciati nel mercato a stato solito, puntando soprattutto sul mercato dei notebook. Esistono anche dischi da 3,5 pollici, ma la maggior parte sono infatti a 2,5, perfetti per i portatili. Come il Samsung SSD 470 oggetto della nostra prova. Progettato interamente dalla casa coreana, utilizza un innovativo controller a 3 Core, la NAND Flash Memory di tipo MLC a 32 nanometri e 256MB di memoria cache, per garantire un trasferimento dati molto veloce (in scrittura fino 220 MB/s, in lettura fino a 250 MB/s). Quasi tre volte un normale hard disk, e infatti accensione e apertura dei programmi sono praticamente immediati sul MacBook Pro dove lo abbiamo provato per oltre un mese. Ottimizzato per Windows, il drive di Samsung si è comunque dimostrato perfettamente compatibile con il portatile Apple (perfino dal punto di vista estetico); l’installazione richiede un paio di minuti, ma bisogna prima clonare il vecchio hard disk. Poi tutto fila liscio; nessun rumore, la durata della batteria ancora aumentata (non di molto, però: circa il 10 per cento), i file – soprattutto quelli di grandi dimensioni – che si aprono in un istante.

Xbench, uno dei software con cui si misurano le prestazioni dei Mac, segna addirittura un incremento del 44 per cento, passando da un punteggio totale di 119 a 171. Ovviamente, essendo il computer invariato nel chip, nella memoria ram e nel sistema operativo, i cambiamenti riguardano solo le misure relative al disco. E sono clamorosi: la scrittura random di file da 4K, ad esempio, passa da 1,19 MB/s a oltre 71 MB/s, la lettura di un file da 4K da 0,43 MB/s arriva a 7,22, aumentando di sedici volte.

Va detto che nell’uso di tutti i giorni il computer non è sedici volte più veloce, ma la differenza si nota, e di fatto il MacBook Pro diventa così molto più simile all’Air. Apple, come molti altri costruttori, offre l’opzione di installare all’origine un disco Ssd nei propri computer, ma fare da soli non è difficile (e in più, per chi usa Windows, Samsung include anche cavi e software per facilitare la copia del vecchio hard disk). Il risparmio in termini economici è interessante (nel caso di un MacBook Pro, circa 100 euro per il modello da 256 MB, ma in più si recupera l’hard disk originale da 500 GB).

Disponibili in tre tagli da 64GB, 128GB e 256GB con interfaccia Serial ATA 2.0 da 3GB/s, i dischi Samsung della serie SSD 470 sono leggeri (appena 68 grammi) e robusti; integrano il comando TRIM, che consente di conservare le prestazioni assicurando un tempo medio prima del guasto (MTBF) di 1,5 milioni di ore. In vendita a un prezzo consigliato di 125€ (64GB), 239€ (128GB) e 499€ (256GB).

venerdì 12 marzo 2010

Tecnologia Raid alla portata di tutti!!



L’affidabilità dei dispositivi di archiviazione, oggi come in passato, è un requisito fondamentale in quei settori dove l’irreperibilità delle informazioni o, ancora peggio, la loro completa perdita significano interruzione dei servizi e consistenti perdite di denaro. Grazie al rapido sviluppo tecnologico i dischi rigidi sono divenuti sempre più affidabili e veloci, ma rimane comunque l’insidia di guasti meccanici, elettronici e di quelli derivanti dall’usura o dal danneggiamento del supporto magnetico.

Se da un lato l’affidabilità può essere migliorata con particolare cura nella progettazione e nelle fasi di realizzazione del prodotto, l’utilizzo oculato di più unità permette di ottenere un’affidabilità sui dati e una tolleranza ai guasti di gran lunga superiore a quella offerta dal miglior disco sul mercato; la tecnologia Raid fonda le sue radici proprio su questa idea. Il termine Raid, acronimo di Redundant Arrays of Inexpensive Disks (array ridondanti di dischi poco costosi), è stato utilizzato per la prima volta dai ricercatori dell’università californiana di Berkeley nel 1987.

Nel corso degli anni sono state sviluppate molteplici configurazioni, ognuna identificata da un numero che segue la parola Raid, delle quali solo alcune sono risultate vincenti per il mercato. Prima di presentare le tre configurazioni più diffuse in ambito workstation e server riteniamo necessario familiarizzare con alcuni concetti che definiscono l’organizzazione gerarchica di un sistema Raid: Disco Fisico, Array Fisico, Array Logico e Disco Logico. Il disco fisico è l’unità singola vera e propria che funge da mattone elementare nella realizzazione della configurazione Raid.

L’insieme organizzato di uno o più dischi fisici costituisce l’array fisico; le configurazioni Raid più semplici utilizzano un solo array fisico di dischi, mentre quelle più complesse possono appoggiarsi a due o più array fisici distinti. L’array logico è il primo livello di astrazione dall’hardware ed è il frazionamento o la combinazione di uno o più array fisici; tipicamente un array logico corrisponde a un array fisico, tuttavia è possibile, a esempio, che un array logico sia costituito da più array fisici.

I dischi logici, infine, sono ottenuti a partire dagli array logici e corrispondono ai volumi disco rilevati dal sistema operativo. A questo punto è facile comprendere che un disco logico può nascondere complesse meccaniche di gestione che rimangono invisibili sia al sistema operativo sia all’utente in quanto demandate ad appositi controller.

Raid 0 (Striping)

Il Raid 0, che sta conoscendo particolare successo in ambito desktop, consiste nel configurare più dischi in parallelo allo scopo di incrementare le prestazioni attraverso la scrittura e la lettura contemporanea su tutte le unità. Se utilizzata singolarmente questa configurazione costituisce un utilizzo improprio della tecnologia Raid in quanto intacca il principio dell’affidabilità: non fornendo alcun tipo di controllo di parità sui dati, il guasto di un’unità che compone l’array comporta la perdita di tutte le informazioni. Poiché al crescere del numero di dischi aumenta statisticamente la probabilità di un eventuale guasto, ne deriva che, a causa dell’assenza del controllo di parità, una configurazione Raid 0, pur incrementando le prestazioni, comporta una diminuzione dell’affidabilità proporzionale al numero di dischi che la costituiscono.

Una caratteristica delle configurazioni striping è la configurazione delle strisce (stripes), ovvero la scelta della dimensione dei blocchi nei quali vengono spezzate le informazioni. La scelta di questo parametro è figlia del numero di dischi impiegati nell’array e del tipo di software impiegato, ovvero se si lavora su file di piccole, grosse o medie dimensioni. Raid 1 (Mirroring e Disk Duplexing)

Il Raid 1 costituisce l’implementazione più semplice della protezione dei dati e consiste di due dischi o array configurati in modo che uno sia la copia speculare e in tempo reale dell’altro. Di base non si riscontra alcun incremento di prestazioni in quanto un ramo della configurazione opera in modalità di backup; tuttavia esistono controller evoluti in grado di ottimizzare le fasi di lettura attraverso l’utilizzo di entrambi i rami.

A seconda dell’architettura impiegata per realizzare l’array si parla di modalità Mirroring o Disk Duplexing: la prima indica la configurazione di due array in modalità Raid 1 gestiti da un singolo controller, mentre la seconda si riferisce a una configurazione costituita da due controller, a ciascuno dei quali è affidata la gestione di un ramo della configurazione.

Raid 5

La modalità Raid 5 appartiene alla famiglia delle configurazioni di tipo striping con controllo di parità: le informazioni sono suddivise sulle diverse unità dell’array in modo simile ad una soluzione Raid 0, ma su tutti i dischi dell’array vengono salvati dei blocchi per il controllo della parità. Questo espediente permette, in caso di guasto di una delle unità, la ricostruzione al volo dei dati mediante le informazioni dei dischi rimanenti e del codice di parità. Si intuisce che in caso di guasto la qualità del controller, in particolare il processore e la quantità di cache, influisce sulle prestazioni.

Il controller Raid provvede inoltre alla ricostruzione delle informazioni sul disco sostituito da quello danneggiato o sul disco hot spare, ovvero un’unità vuota sulla quale vengono rigenerate le informazioni del disco guasto in attesa che questo venga sostituito. A differenza delle modalità 0 e 1 diffuse anche in ambito desktop grazie all’integrazione di controller specifici su molte schede madri di fascia medio-alta, le configurazioni Raid 5 sono ancora appannaggio dei sistemi workstation e server. Per implementare una configurazione Raid 5 efficiente è infatti necessario un controller di tipo evoluto, ovvero dotato di un chip dedicato all’elaborazione del codice di parità e una memoria buffer che ha lo scopo di migliorare le prestazioni.

Recovery Toolbox for Zip: un rimedio efficace per i file zip danneggiati


Recovery Toolbox for Zip è realizzato per aiutare gli utenti a risolvere i problemi riguardanti il recupero di archivi win zip danneggiati. Il software permette di recuperare i dati da file zip danneggiati e di minimizzare la perdita dei dati durante il ripristino. Una delle particolarità del programma è che utilizza vari algoritmi e metodi euristici per riparare i file zip o per estrarre i dati dai file zip danneggiati. L'utilizzo di algoritmi multipli permette di ridurre al minimo la perdita dei dati durante la riparazione di files zip, quindi l'utente potrà vedere tutti i dati possibili. Nell'ultima fase del processo, il software verifica l'integrità dei dati, per garantire la completa funzionalità dei file recuperati. Gli archivi protetti da password non presentano alcun problema per Recovery Toolbox for Zip: il programma chiederà di immettere la password, dopodiché provvederà a riparare il file zippato avvalendosi della password specificata. Il programma permette di recuperare archivi autoestraenti (ripara file sfx). L'applicazione è compatibile con Windows 98, Windows Me, Windows NT 4.0, Windows 2000, Windows XP, Windows XP SP2, Windows 2003 e Windows Vista.

Ministation USB!!



Buffalo Technology lancia un nuovo hard disk portatile MiniStation Lite USB 3.0 HD-PEU3, una soluzione tascabile in grado di offrire velocità fino a 5GB al secondo per il trasferimento e l’archiviazione di immagini in alta risoluzione, audio e video digitale, file multimediali di grandi dimensioni e molto altro ancora. Compatta ed elegante, si presenta con uno chassis nero a finitura lucido ed è retro-compatibile, quindi in grado di operare con PC desktop e notebook USB 2.0, così come con i nuovi modelli dotati di porte USB 3.0. La DriveStation USB 3.0 HD-HXU3 offre anche gli adattatori Express Card per desktop (IFC-PCIE2U3) e notebook (IFC-EC2U3UC), che consentono agli utenti di ‘aggiornare’ rispettivamente i propri PC desktop o Mac ed il proprio notebook allo standard USB 3.0, beneficiando così della velocità di trasferimento dati che questo nuovo standard è in grado di offrire.

martedì 2 febbraio 2010

Clean Room


La clean room o camera bianca è indispensabile per ogni laboratorio che si occupa di recupero dati professionale.

Sono molte le aziende che vantano una camera bianca di proprietà...la realtà è ben diversa!!!

In Italia sono davvero poche, sia per glia lti costi che prevede, che per gli spazi necessari per l'impianto.

La maggior parte dei centri assistenza demandano a terzi il servizio di recupero dati, rivalendosi con un aumento di costi sul cliente finale.

La realtà è che Recovery Italia possiede una camera bianca di altissima tecnologia, in cui vengono realizzati centinaia di trapianti di parti vitali, in ambiente completamente sterile e decontaminato, grazie ai filtri Hepa.

Questa è la nostra camera bianca, orgoglio e simbolo di professionalità; rappresenta per noi il successo della nostra azienda su tutto il territorio nazionale.